Uploaded November 2021 | Updated September 2026, 5 days ago
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano.
È considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo.
Nell'estate 1950 trascorse alcuni giorni a Bocca di Magra, vicino a Sarzana, in Liguria, meta estiva di molti intellettuali, dove conobbe un'allora diciottenne Romilda Bollati, sorella dell'editore Giulio Bollati, appartenente alla nobile famiglia dei Bollati di Saint-Pierre (e futura moglie prima dell'imprenditore Attilio Turati, poi del ministro Antonio Bisaglia). I due ebbero una breve storia d'amore, come testimoniano i manoscritti dello scrittore, che la chiamava con lo pseudonimo di "Pierina".
Tuttavia, nemmeno questo nuovo sentimento riuscì a dissipare la sua depressione; in una lettera dell'agosto 1950, scriveva:
«Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo? E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi, e la fantasia pronta e precisa, e il gusto delle confidenze altrui? E che sono al mondo da quarantadue anni? Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l'ho bruciata da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto. Tutto questo te lo dico non per impietosirti – so che cosa vale la pietà, in questi casi – ma per chiarezza, perché tu non creda che quando avevo il broncio lo facessi per sport o per rendermi interessante. Sono ormai di là dalla politica. L'amore è come la grazia di Dio – l'astuzia non serve. Quanto a me, ti voglio bene, Pierina, ti voglio un falò di bene. Chiamiamolo l'ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora. Io lo vorrei – in fondo non voglio che questo – ma mi chiedo sovente che cosa ti consiglierei se fossi tuo fratello. Purtroppo non lo sono. Amore.»
Il agosto aveva scritto sul diario, pubblicato nel 1952 con il titolo Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950: «Questo il consuntivo dell'anno non finito, che non finirò» e il 18 agosto aveva chiuso il diario scrivendo: «Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».
In preda a un profondo disagio esistenziale, tormentato dalla recente delusione amorosa con Constance Dowling, alla quale dedicò i versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, mise prematuramente fine alla sua vita il 27 agosto del 1950, in una camera dell'albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino, che aveva occupato il giorno prima. Venne trovato disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di sonnifero.
Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950) è stato uno scrittore, poeta, traduttore e critico letterario italiano.
È considerato uno dei maggiori intellettuali italiani del XX secolo.
Nell'estate 1950 trascorse alcuni giorni a Bocca di Magra, vicino a Sarzana, in Liguria, meta estiva di molti intellettuali, dove conobbe un'allora diciottenne Romilda Bollati, sorella dell'editore Giulio Bollati, appartenente alla nobile famiglia dei Bollati di Saint-Pierre (e futura moglie prima dell'imprenditore Attilio Turati, poi del ministro Antonio Bisaglia). I due ebbero una breve storia d'amore, come testimoniano i manoscritti dello scrittore, che la chiamava con lo pseudonimo di "Pierina".
Tuttavia, nemmeno questo nuovo sentimento riuscì a dissipare la sua depressione; in una lettera dell'agosto 1950, scriveva:
«Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco, che chi ho amato non mi ha mai preso sul serio, e che ignoro lo sguardo di riconoscenza che una donna rivolge a un uomo? E ricordarti che, per via del lavoro che ho fatto, ho avuto i nervi sempre tesi, e la fantasia pronta e precisa, e il gusto delle confidenze altrui? E che sono al mondo da quarantadue anni? Non si può bruciare la candela dalle due parti – nel mio caso l'ho bruciata da una parte sola e la cenere sono i libri che ho scritto. Tutto questo te lo dico non per impietosirti – so che cosa vale la pietà, in questi casi – ma per chiarezza, perché tu non creda che quando avevo il broncio lo facessi per sport o per rendermi interessante. Sono ormai di là dalla politica. L'amore è come la grazia di Dio – l'astuzia non serve. Quanto a me, ti voglio bene, Pierina, ti voglio un falò di bene. Chiamiamolo l'ultimo guizzo della candela. Non so se ci vedremo ancora. Io lo vorrei – in fondo non voglio che questo – ma mi chiedo sovente che cosa ti consiglierei se fossi tuo fratello. Purtroppo non lo sono. Amore.»
Il agosto aveva scritto sul diario, pubblicato nel 1952 con il titolo Il mestiere di vivere. Diario 1935-1950: «Questo il consuntivo dell'anno non finito, che non finirò» e il 18 agosto aveva chiuso il diario scrivendo: «Tutto questo fa schifo. Non parole. Un gesto. Non scriverò più».
In preda a un profondo disagio esistenziale, tormentato dalla recente delusione amorosa con Constance Dowling, alla quale dedicò i versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, mise prematuramente fine alla sua vita il 27 agosto del 1950, in una camera dell'albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino, che aveva occupato il giorno prima. Venne trovato disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di sonnifero.





![Andrew Imbrie, Violin Concerto i. Allegro - Part 1 of 2
The concerto is the largest instrumental work I have completed to date. It was commissioned by the Serge Koussevitsky Music Foundation inte Library congress, dedicated to the memory or Serge and Natalie Koussevitsky. Its composition occupied me during the period between 1950 and 1954. The work was done in Berkeley and Princeton, and finished in Rome, January 5, 1954, during my stay at the American Academy while on a Guggenheim Fellowship.
The first movement is characterized by the alternation of two tempi: allegro and andante. The first appearance of the allegro is only two measures long, and furnishes an orchestral upbeat to the first violin solo. Near the end of the passage, a bell-like sound is heard, which appears at other key points throughout the concerto. A brief cadenza ushers in the allegro proper, which begins with an orchestral tutti. The entrance of the violin carries this section toward its climax, whose dissolution is accompanied again by the bell-like motive. The more lyric andante returns, and is then followed y an extensive development, allegro. Tension toward the climax is built by having the figuration of the solo violin imitated by groups of orchestral instruments at closer and closer time intervals. The climax brings the return of the lyric andante, a more elaborate solo cadenza, and a culminating coda in a faster tempo.
Andrew Imbrie
In 1959 Andrew Imbrie was awarded the Walter W. Naumburg Recording Prize for his Concerto for Violin and Orchestra. That work was spontaneously acclaimed by the critics at its premiere performance during a festival dedicating the University of Californias new music center at Berkeley. In covering the event, Alfred Frankenstein of the San Francisco Chronicle remarked, It [Imbries concerto] impressed me as being the most important composition of its kind since the violin concerto of Alban Berg.
FOR THE SECORD PART OF THIS MOVEMENT, SEARCH ON YouTube FOR:
Andrew Imbrie, Violin Concerto i. Allegro - Part 2 of 2
The other two movements will be forthcoming. Andrew Imbrie, Violin Concerto i. Allegro - Part 1 of 2](https://i.ytimg.com/vi/qF76OfrdVRg/mqdefault.jpg)



![Randolph Pitts, Sonata for Cello & Piano [2/3]
The Sonata for Cello & Piano was composed in 2010 and was dedicated to the composers fiancée. The work is in one movement. This is the second of three parts. Randolph Pitts, Sonata for Cello & Piano [2/3]](https://i.ytimg.com/vi/rJ97n5aUMQw/mqdefault.jpg)
