Uploaded July 2026 | Updated September 2026, 2 weeks ago
Il futuro del Made in Italy si costruisce sull'asse dell'innovazione tecnologica, della valorizzazione delle filiere e della cooperazione strategica. Al #WMF2026, Vincenzo Colla (Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna) illustra i pilastri di un ecosistema regionale unico, fondato sulla sinergia a monte tra pubblico e privato e sulla capacità di unire cultura e manifattura. Dai successi storici della Food Valley e della Motor Valley fino al consolidamento della "Big Data Valley" mondiale – trainata dal supercomputer del Tecnopolo di Bologna e dall'imminente arrivo dell'Università dell'ONU –, Colla lancia un messaggio chiaro sulla transizione digitale: «Dobbiamo governare l'intelligenza artificiale mettendo al centro la persona e il suo senso critico, per non subire il cambiamento ma guidarlo».
Un potenziale attrattivo confermato dalla scelta di grandi multinazionali come Philip Morris International. Piergiorgio Marini racconta la radicale trasformazione industriale del gruppo, che ha investito 1,2 miliardi di euro sul territorio emiliano per dare vita a una vera e propria «Silicon Valley della manifattura», capace di reimportare 500 ingegneri da tutto il mondo e di generare un indotto di 7.000 persone. Smorzando i toni allarmistici sulle AI, Marini ricorda che la tecnologia è uno strumento sintattico e statistico, efficace nei sistemi chiusi, ma che il mondo reale rimane governato dal caos dinamico e dalle competenze umane. Questa spinta all'innovazione non risparmia il tessuto artigiano: Paolo Cavini (Presidente CNA Emilia-Romagna) rivela che oltre un terzo delle micro e piccole imprese utilizza già l'AI per ottimizzare i cicli produttivi e colmare i futuri deficit di risorse umane, puntando sulla connessione profonda «fra il pensiero, la passione, la mano e le nuove tecnologie».
A chiudere il cerchio tecnico è la testimonianza di Davide Borghi (Tetra Pak), che illustra l'applicazione concreta di AI e robotica nella manutenzione predittiva, nel controllo qualità e nel knowledge management. Secondo Borghi, la strategia competitiva italiana non deve replicare i modelli software statunitensi o la produzione low-cost cinese, ma focalizzarsi sull'integrazione dell'intelligenza artificiale all'interno dei nostri settori di punta: automazione, meccatronica e packaging. Richiamando il paradosso di Moravec secondo cui l'AI risolve facilmente problemi complessi per l'uomo ma fatica in quelli apparentemente elementari, Borghi ribadisce l'importanza di evolvere verso filiere integrate digitalmente e sistemi capaci di apprendere, blindando il valore unico del saper fare italiano.
Il futuro del Made in Italy si costruisce sull'asse dell'innovazione tecnologica, della valorizzazione delle filiere e della cooperazione strategica. Al #WMF2026, Vincenzo Colla (Vicepresidente della Regione Emilia-Romagna) illustra i pilastri di un ecosistema regionale unico, fondato sulla sinergia a monte tra pubblico e privato e sulla capacità di unire cultura e manifattura. Dai successi storici della Food Valley e della Motor Valley fino al consolidamento della "Big Data Valley" mondiale – trainata dal supercomputer del Tecnopolo di Bologna e dall'imminente arrivo dell'Università dell'ONU –, Colla lancia un messaggio chiaro sulla transizione digitale: «Dobbiamo governare l'intelligenza artificiale mettendo al centro la persona e il suo senso critico, per non subire il cambiamento ma guidarlo».
Un potenziale attrattivo confermato dalla scelta di grandi multinazionali come Philip Morris International. Piergiorgio Marini racconta la radicale trasformazione industriale del gruppo, che ha investito 1,2 miliardi di euro sul territorio emiliano per dare vita a una vera e propria «Silicon Valley della manifattura», capace di reimportare 500 ingegneri da tutto il mondo e di generare un indotto di 7.000 persone. Smorzando i toni allarmistici sulle AI, Marini ricorda che la tecnologia è uno strumento sintattico e statistico, efficace nei sistemi chiusi, ma che il mondo reale rimane governato dal caos dinamico e dalle competenze umane. Questa spinta all'innovazione non risparmia il tessuto artigiano: Paolo Cavini (Presidente CNA Emilia-Romagna) rivela che oltre un terzo delle micro e piccole imprese utilizza già l'AI per ottimizzare i cicli produttivi e colmare i futuri deficit di risorse umane, puntando sulla connessione profonda «fra il pensiero, la passione, la mano e le nuove tecnologie».
A chiudere il cerchio tecnico è la testimonianza di Davide Borghi (Tetra Pak), che illustra l'applicazione concreta di AI e robotica nella manutenzione predittiva, nel controllo qualità e nel knowledge management. Secondo Borghi, la strategia competitiva italiana non deve replicare i modelli software statunitensi o la produzione low-cost cinese, ma focalizzarsi sull'integrazione dell'intelligenza artificiale all'interno dei nostri settori di punta: automazione, meccatronica e packaging. Richiamando il paradosso di Moravec secondo cui l'AI risolve facilmente problemi complessi per l'uomo ma fatica in quelli apparentemente elementari, Borghi ribadisce l'importanza di evolvere verso filiere integrate digitalmente e sistemi capaci di apprendere, blindando il valore unico del saper fare italiano.










