Donne afghane: violate da bambine, negate da adulte @journalismfest
Donne afghane: violate da bambine, negate da adulte  @journalismfest
Uploaded April 2026 | Updated September 2026, 5 days ago
Dopo il ritorno al potere dei talebani nel 2021, la condizione delle donne in Afghanistan è precipitata in una delle più gravi crisi dei diritti umani contemporanei. Secondo UN Women, i matrimoni infantili sono aumentati di circa il 25%, mentre il divieto di istruzione oltre i dodici anni e l’espulsione progressiva dal lavoro hanno reso le donne sempre più invisibili nello spazio pubblico. A raccontare questa realtà è Silvia Redigolo, responsabile comunicazione e raccolta fondi della Fondazione Pangea ETS, impegnata in prima persona e sul campo da anni, nel sostegno alle donne afghane attraverso programmi di microcredito, formazione e supporto psicologico. In un contesto segnato da povertà, segregazione e mancanza di istruzione, il fenomeno delle spose bambine si intreccia con una più ampia negazione dei diritti fondamentali. I progetti di Pangea — dalle scuole per bambine ai gruppi di sostegno e alle opportunità di lavoro — rappresentano uno dei pochi strumenti di resistenza quotidiana per donne che continuano a lottare per dignità, autonomia e futuro. A questa prospettiva si affianca il lavoro di Laura Cappon, inviata dei programmi di approfondimento della Rai e autrice del podcast Le ultime dottoresse dell’Afghanistan, prodotto da Piano P, il primo network di podcast giornalistici in Italia fondato da Carlo Annese. Viaggiando per dieci giorni tra gli ospedali di Kabul e delle province del Panshir e dell’Helmand, Cappon ha raccolto le testimonianze delle dottoresse e delle infermiere che continuano a lavorare nonostante le restrizioni imposte dal regime. Dopo aver vietato alle donne l’accesso all’università e chiuso le scuole di specializzazione pubbliche per infermiere e ostetriche, i talebani hanno di fatto interrotto la formazione delle future professioniste della sanità: oggi si può ancora fare la dottoressa, ma non lo si può più diventare. In un Paese in cui molte donne non possono essere visitate da medici uomini, questa decisione rischia di trasformarsi in una crisi sanitaria senza precedenti. Tra testimonianze dirette, inchieste sul campo e progetti di sostegno alle comunità locali, l’incontro restituisce il quadro di un Paese dove la vita delle donne è sospesa tra violenza, privazione dei diritti e resistenza quotidiana — e dove il futuro della salute, dell’istruzione e della libertà femminile resta una delle questioni più urgenti e drammatiche del nostro tempo.
Con: Carlo Annese (journalist - Piano P), Laura Cappon (giornalista, tv reporter RAI (via video)), Silvia Redigolo (Fondazione Pangea Ets)
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