LaVoceDelPadrone78
Ennio Morricone - La resa dei conti - 1965
updated
Arrangiamenti: Natale Massara
Produzione: Klaus Ebert
Dall'album "Milva (Alexander Platz)", versione francese di "Milva e dintorni" (1982)
Mino Di Martino: voce, tastiera
Stefano Cerri: basso
Alberto Radius: chitarra
Filippo Destrieri: tastiera
Paolo Donnarumma: basso
Alfredo Golino: batteria
Claudio Pascoli: sax
Lino “Capra” Vaccina: timpani; marimba
Franco Graniero: chitarra
Andrea Santaniello: chitarra
Carmine Iorio: tastiera
Mino Di Martino: voce, tastiera
Stefano Cerri: basso
Alberto Radius: chitarra
Filippo Destrieri: tastiera
Paolo Donnarumma: basso
Alfredo Golino: batteria
Claudio Pascoli: sax
Lino “Capra” Vaccina: timpani; marimba
Franco Graniero: chitarra
Andrea Santaniello: chitarra
Carmine Iorio: tastiera
Mino Di Martino: voce, tastiera
Stefano Cerri: basso
Alberto Radius: chitarra
Filippo Destrieri: tastiera
Paolo Donnarumma: basso
Alfredo Golino: batteria
Claudio Pascoli: sax
Lino “Capra” Vaccina: timpani; marimba
Franco Graniero: chitarra
Andrea Santaniello: chitarra
Carmine Iorio: tastiera
Un paio di foto sono state scattate dal sottoscritto...le altre sono tratte da:
http://davinotti.com/index.php?forum=50001833
http://vassoiofreddo.wordpress.com
Guardo laggiù
il mare
oltre la città
il mare
e rimango
a pensare
cosa c'è più in là
del mare.
Ora vedo al mia vita
sono un uomo di città
che ha perduto la partita
che non ce la fa.
Ma dentro me
c'è una barca che non parte
ma dentro me
c'è un uomo che non sa
che bisogno c'è di partire per poi
non pensare che a tornare
che bisogno c'è di partire per poi
non pensare che a tornare.
Partire
qui davanti me
c'è il mare
ce la potrei fare.
E quasi quasi ho paura io
quasi quasi ne soffro io
quasi quasi mi vergogno
fammi bere, ne avrò bisogno
io con la rabbia in gola non ci sto
guarda su, mi senti o no
c'è qualcosa che ti devo dire
non fare finta di non capire
dov'è caduto padrona mia
il nostro volo di fantasia
le nostre ansie liberate
le sento ritornate
ma un giorno più freddo nella vita
lo so
non vuol dire che è finita
ma io non so ricominciare
io getto tutto a mare
e penso pure che è colpa mia
io vengo a dirti che vado via
e quasi quasi mi vergogno
ma un uomo
non è di bere che ha bisogno.
Non ti riconosco più
cambi sai no sei più tu
non è amore che ci lega oramai
è paura e ci frega già da tempo sai
oltre l'ansa del torrente
c'era il ponte e noi
non ne sapevamo niente
non ti riconosco più
non ti riconosco più.
E quasi quasi mi vergogno
ma un uomo
non è di bere che ha bisogno.
Non ti riconosco
non ti riconosco più.
Cambi sai no sei più tu
non è amore che ci lega oramai
è paura e ci frega già da tempo sai
oltre l'ansa del torrente
c'era il ponte e noi
non ne sapevamo niente
non ti riconosco più
non ti riconosco più.
Lo vedi com'è?
finisce che
qualcosa non va da sé
a morire
ti resta dentro
si muove con te
cammina
respira la tua forza e sulla pelle
scrive il nome che ti dà
lo vedi com'è
lo vedi?
un uomo non va da sé a morireu
si fa pensiero
si nutre di te
e parla di te
ti compera la mente
fa saltare le difese
tacere le tue accuse
ti dà respiro giusto un'ora
poi ritorna ancora e ancora
vive con te
vive
tace dentro te
ma vive
e se vive è di te
se muore è di te
e parla di te
e cresce l'abitudine a un'idea
che in fondo vuoi che viva
e vive con te
vive
si apre dentro te
poi vive
e aspetta da sé il tempo migliore
per crescere ancora
finisce col tuo giorno
e ricomincia quando tu non puoi
mandarla via.
Non può morire un'idea
La fai morire e vive, vive, vive
Tace in te
Vive in te.
Vive con te
vive
tace dentro te
ma vive
e aspetta da sé il tempo migliore
per crescere ancora.
Tu
non ti accorgi mai
che mi stai parlando
dall'eternità
dei tuoi stupidi problemi
i tuoi interrogativi
di grande attualità.
Tu
con la tua dolcezza
con il tuo volermi
sempre qui
non sai vedere mai
quando volerei
quando scoppierei.
Io
ma chi sono io
o per meglio dire
chi sarei
forse un altro dei nessuno
che in fondo vive bene
e che non cambierà.
Ma
se mi libero un po'
se mi lascio andare
sento che
sì
potrebbe anche cambiare
ma a pensarci bene.
Tu lo chiami amore e non lo vedi
eppure lo chiedi
col falso pudore che ha
chi provoca l'amore e non ne da
tu che dici amore in quale amore credi
tu in punta di piedi
che vegli la tua libertà
se c'è amore non è te che prenderà.
Io so soltanto che con te ho aspettato
qualche cosa che non è arrivato
ma stare a corto di pazzia
mi toglie l'allegria, la voglia
di mandare il sangue al cuore
di mandare sangue al cuore
io so soltanto che con te ho aspettato
e che il tempo mio non è bastato.
Ma la casa del serpente ha i suoi colori
il sole ne sta fuori
non sfiora la fragilità
di chi fa della paura una sua serenità.
Io so soltanto che con te ho aspettato
qualche cosa che non è arrivato
ma stare a corto di pazzia
mi toglie l'allegria, la voglia
di mandare il sangue al cuore
di mandare sangue al cuore
e la casa del serpente avrà sempre il suo colore.
Io so soltanto che con te ho aspettato
qualche cosa che non è arrivato.
Io so soltanto che con te ho aspettato.
Anna di primavera andava via
un vestito solo andava via, via
io mi feci avanti, dissi: "Vuoi? Viaggiamo insieme
so che puoi, che vuoi e che se insisto lo farai"
e Anna che in primavera andava via
felicità o malinconia non disse niente, ma non disse no
prese la borsa delle sue collane
poi con la più lunga mi sposò.
E fu così che tre città più giù:
"dovremmo non fermarci più"
mi disse in mezzo a quattro case nel sud
"più giù, più giù di qui dove si arriva?
o forse in Africa e in America,
uh, posti dove vanno tutti ormai!"
Io compravo birra e trafficavo
in auto usate, pianoforti andati
libri e stoffa da blue jeans
fiutai che lì il mercato mi era ostile
ma risposi: "Non mi muovo di qui".
Anna l'autunno scivolava via
cantava per malinconia
canzoni d'altri e già le mie non più
dall'autostrada lei guardava il mare
che cercasse non lo seppi mai più.
Anna d'inverno non cantava più
parlava poco, era giù, giù
lui da un'altra stanza di motel
le disse: "Vuoi che stiamo insieme?
so che puoi, che vuoi, se insisto lo farai".
E Anna che in primavera andava via
felicità o malinconia non disse niente ma non disse no
prese la borda delle sue collane
poi con la più lunga lo sposò.
Matto
è qui in città
che sporche cose fa
tutta la notte a bere
e all'alba qualcuno inciamperà
nel matto
che abbraccerà
l'asfalto di città
brutto, brutto affare
che la pioggia sistemerà
matto, è qui in città
e adesso che farà
tutta la notte a bere
qualcuno a casa non tornerà
sospetto
ma lui sarà
in mezzo alla città
faccia in giù
che il tram a quell'ora non passa più
ma uno così che fa?
che aspetterà?
forse una donna ce l'ha
e allora perché non ci sta?
ma è matto
ah, già
e adesso cosa si fa
lui non sa
che cosa vuol dire è ancora notte
notte, paura
notte, niente è sicuro
notte, sonno leggero
rumore che salta al cuore
ma è solo un gatto, signore
dorma ancora due ore
ciò di cui ha paura
può essere tutto non certo un gatto
e lui è là
in mezzo a questa città
faccia in giù
ubriaco che non si regge più.
Notte, notte fantasia
paura, malattia
castelli di fortuna e di malinconia
notte, un numero vincente
un wiskhy che non sa di niente
con una che non va.
Notte, paura
notte, niente è sicuro
notte, sonno leggero
rumore che salta al cuore
ma è solo un gatto, signore
notte, freddo sudore
brutto tiro davvero
pensare che il cielo fuori
è quasi chiaro
meravigliosa città
e lui è là
che abbraccia il cielo a stento
abbraccia il mondo che sente
attraversargli la mente
fa una smorfia ridendo
al primo tram che sta partendo.
Notte, notte fantasia
paura, malattia
castelli di fortuna e di malinconia
notte, un numero vincente
un wiskhy che non sa di niente
con una che non va.
Un posto per il vecchio pazzo c'è
non fa questioni e lava la sua roba
la luce qui si spegne alle ventitré
non sarà mai come nei bar di Manila.
Un posto per il vecchio c'è
la maglia con su scritto "Casa del marinaio"
non lo decidi mica da te
ti trovi un copertone al posto del cuore, oh no, no
e che finisse così sembrava impossibile
ma sono qui.
E Lola e Linda e
il bar dei negri e
lo squalo bianco e me
che adesso ho più paura
e Lola e Linda e
lontano e caldo '23
e l'acquavite, la notte sulla spiaggia
e latte la mattina.
A me resta una conchiglia
di lei che ne sarà?
Un posto per il vecchio c'è
ha una conchiglia che gli schiaccia il cuore
non lo decidi mica da te
ti senti a posto un po' come un fiore
in un bordello di Hong-Kong
e che finisse così sembrava impossibile
ma sono qui.
E poi la guerra e
tornammo in tanti, tutti quelli come me
la moglie nuova è stanca
ha un figlio grande
che non mista a sentire
e allora un posto c'è
per ciò che resta di un marinaio
con una conchiglia che
gli sta schiacciando il cuore.
E Lola e Linda e
e Lola e Linda danzatrici da caffè
la moglie bianca, il tempo
una conchiglia che mi schiaccia il cuore.
I.
Eros languido desidero cantare
coperto di ghirlande assai fiorite,
Eros che domina gli uomini, signore degli Dei.
II.
Eros come tagliatore d'alberi
mi colpì con una grande scure
e mi riversò alla deriva
d'un torrente invernale.
SEX CARMINA ALCAEI
(trad. Salvatore Quasimodo)
I.
O coronata di viole, divina
dolce ridente Saffo.
II.
Sul mio capo che molto ha sofferto
e sul petto canuto
sparga qualcuno la mirra.
III.
Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l'acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.
IV.
Ma d'intrecciate corolle di aneto
ora qualcuno ci circondi il collo
e dolce olio profumato versi
a noi sul petto.
V.
Io già sento primavera
che s'avvicina coi suoi fiori:
versatemi presto una tazza di vino dolcissimo.
VI.
O conchiglia marina, figlia
della pietra e del mare biancheggiante,
tu meravigli la mente dei fanciulli.
Coro della Radiotelevisione Svizzera - Diego Fasolis
Copyright © Bixio Music Group Ltd., All Rights Reserved, Reproduced with Permission.
E suo padre lo voleva avvocato
e sua madre per lo meno professore
e sua nonna lo sperava un altissimo prelato
per un fatto strettamente personale.
Ma si chiamava Robin, oh oh Robin Hood
e ogni donna la colpisce
nel cuore nel cuore lui la colpirà. Robin
A dieci anni aveva già la sua banda,
un violino due chitarre e batteria
a Natale finalmente trovò un pianoforte
spolverato dai ricordi di una zia
e si chiamava Robin e la sua banda.
Robin ti porta con lui, Robin ti toglie dai guai se vuoi
lui non ti tradirà mai perché perché
la sua voce ti va dritta nel cuore
e la sua musica per tutti canterà
Le sue mani parleranno di milioni
di storie di potenti ladri e figli di papà
E si chiamava Robin, la sua banda.
Sulla strada che porta a Piumazzo
incontrarono un bandito gentiluomo
Disse: "Vengo da Cesena e son proprio sfortunato
ma in compenso io conosco la regione"
Piacere: sono Libero come il sole, il cielo
io farò di te un eroe, io ti insegnerò a colpire e poi scappare
non ti prenderanno mai perché tu sei
Robin più veloce del vento, quello che tu rubi lo ridai
coi tuoi sette straccioni in un solo momento
degli stadi e delle piazze tu sei il re. Robin
La tournée cominciò da Torino, davanti alle carceri nuove
fregarono una Giulia sorpresa dal mattino
e verso sera si misero a suonare
e li ascoltava Marian, la rossa
laureata in lettere antiche,
lavorava in una scuola di Milano
disse: "Basta un po' di trucco un mantello verde mela
e sul viso una mascherina nera
e adesso tu sei Robin perfetto
all'incrocio della via Tiburtina
fu investito da una strana nostalgia
disse: "Torno tra un momento" ma nessuno ci credeva
lasciò tutte le sue cose e scappò via
Lui si chiamava Robin, Robin oh oh Robin Hood.
Con le nostre famose facce idiote, eccoci qui.
Con i nostri sorrisi tristi, a parlarci ancora di noi
e non c'è niente da scoprire, niente da salvare
nelle nostre parole.
Ricordi, libri da buttare, frasi da imputare
di due bandiere dritte in faccia al sole.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire, andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana,
sarà forse tenerezza o un dubbio che rimane?
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui a guardarti negli occhi, lo sai.
E non c'è tempo per cambiare,
tempo per scoprire un nuova illusione.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un padre troppo tempo amato.
Quanto valeva, aver parlato già da allora,
quando tutto era da fare e tu non eri importante.
Ma siamo qui, a Modena,
io resto qui, con un bicchiere vuoto nella mano.
E non c'è tempo per scoprire,
tempo per cambiare cosa abbiamo sbagliato.
La nostra vita è Coca-Cola, fredda nella gola
di un ordine che non abbiamo mai voluto.
Ma cos'è questa nuova paura che ho?
Ma cos'è questa voglia di uscire , andare via?
Ma cos'è questo strano rumore di piazza lontana?
Un nuova tenerezza o un dubbio che rimane.
Scusa Francesco
se ti ho rubato
rubini puri dalle tue tasche
scusa Francesco
se ti ho rubato
la cioccolata dalla tua bocca
scusa Francesco
mi hanno ingannato
mi hanno portato via i ricordi
come se il tempo
fosse uno schiavo e noi due aquiloni strappati
che non volano più Francesco
scusa Francesco proviamo ancora
e con le ali spezziamo il filo
come se il tempo fosse un destino e noi
due bersagli lontani che non cadono più
Francesco vedi Francesco
possiamo ancora suoniamo ancora l'ultima volta
senza rimpianti,senza paura
come due amici antichi
e nient'altro di più di più di più.
Clavicembalo: Scott Ross


